Dalla mostra di Trento

23:34

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Tornata da Trento, dove ho aperto e chiuso la mostra di Cocurucù in un baleno, portandola forzutamente su e giù dai treni.

A Trento si teneva il Convegno Genere e Precarietà. Oltra alla mostra, insieme a Caterina Satta, sociologa all’Università di Padova, abbiamo proposto una prima parte di riflessione teorica sul progetto.

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Oggi ho aperto la cassetta delle richieste di nuovi biglietti per mestieri immaginati. trovando bellissime proposte: accarezzatrici di gatte, odalische, nuotatrici in mari caldi, spostatrici di nuvole, .. e altri racconti preziosi.

Grazie a tutti e a tutte per la gentilezza, l’accoglienza e per tutti gli spunti di riflessione regalati!

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Cocurucù in mostra a Trento!

14:56

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Cocurucù Biglietti da visita per mestieri immaginati Da una serie di interviste sui mestieri desiderati, nasce una raccolta di biglietti da visita disegnati per mestieri immaginati. Un espediente giocoso per una dialettica tra lavori reali e inventati, abituali o fuori dal comune.

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Dove: cortile interno della Facoltà di Sociologia – via Verdi 26, Trento
Quando: 13-14 novembre dalle 9 alle 18
Inaugurazione: venerdì 13 aprile ore 17.30

* Cocurucù è all’interno delle iniziative del Convegno Genere e Precarietà, organizzato dal Centro Studi Interdisciplinari di Genere dell’Università di Trento.

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La pesca di ottobre!

13:58

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Ecco arrivata la pesca del primo autunno!

Nei biglietti, si sono sedimentati i viaggi, le paure, ossessioni, desideri e auguri disegnati e scritti in coro dalle persone incontrate.

I primi 6 che passando di qui lasceranno un numero da 1 a 30 avranno prossimamente estratto un biglietto della fortuna!

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Percorsi sonori della Galleria Parmeggiani

19:20

E’ on line il sito dedicato all’ascolto delle storie della Galleria Anna e Luigi Parmeggiani dei Musei Civici di Reggio Emilia.

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* Podparmeggiani

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Cocurucù! Il progetto continua!

14:45

La mostra è finita subito. Il poco tempo è stato quello giusto per mettere un primo punto sul progetto e per avere voglia di proseguire. L’idea, intanto, è di riproporla presto, ampliandola a una riflessione sociologica sugli umori e i vissuti legati ai propri lavori.

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Caterina Satta, sociologa dell’Università di Padova, ha scritto un testo di introduzione alla mostra, che ripropongo qui sotto:

Eccolo:

È un mondo di colori e di fantasia, quello scelto da Elisa Bertolotti per raccontare il lavoro ai tempi della flessibilità precaria. Tempi in cui il lavoro si è frammentato in una pluralità disomogenea di forme e modalità contrattuali. Tempi in cui “se hai 30 minuti ti spiego che lavoro faccio…” e alla fine non è detto che il tuo interlocutore abbia realmente capito. Mancano sempre più le parole per dire del nostro lavoro e dei patchwork lavorativi composti sul filo della passione e di una sopravvivenza retributiva. Una carenza del linguaggio che rivela e produce una mancanza di riconoscimento sociale ed economico di questi lavori e di chi li svolge. In questo vuoto si inserisce il lavoro di Elisa Bertolotti in cerca di un nuovo lessico per dire questo mondo indicibile e farlo emergere paradossalmente attraverso quegli stessi strumenti che simboleggiano nel quotidiano un’affermata posizione lavorativa: i biglietti da visita.
Da una serie di interviste nate un po’ per scherzo e realizzate per più di un anno ascoltando racconti, sfoghi e sospiri sul lavoro di amici, conoscenti e sconosciuti, la sua ricerca si è trasformata in un bel progetto illustrato di biglietti da visita per mestieri immaginati in mostra dal 22 al 27 aprile al Libraccio di Milano all’interno delle iniziative del Fuorisalone 2009.
È nello spazio dato al desiderio che i mestieri nel cassetto prendono forma tra acquarelli e carta grezza e, biglietto dopo biglietto, ci fanno lievitare all’interno di un mondo lavorativo inesplorato. Scopriamo così traiettorie imprevedibili, fili rossi, intrecci tra lavori reali e lavori immaginari e possibili legami tra gli stessi mestieri inventati che come nei più classici biglietti espongono e offrono inusuali competenze.
La scelta ricercata dei colori, ben armonizzati tra forti e tenui, ridà al lavoro quella leggerezza che fa da contrappunto alla pesantezza quotidiana dei lavori veri. Non perché quest’ultimi siano ripetitivi, anzi, le tavole sui lavori veri mostrano come i proprietari di questi biglietti da visita svolgano già lavori creativi e innovativi. Chissà allora cos’è che rende il vivere lavorativo così pesante? Elisa Bertolotti cerca di rispondere a questo quesito non perseguendo il tono della denuncia bensì dando spazio al possibile e al bisogno di evasione. Solleticando i desideri più che le lamentele trova un modo originale e creativo per parlare della nuova questione lavorativa evidenziando al contempo una strada su cui incamminarsi se si vuole vivere il lavoro e non esserne dominati.
C’è luce e c’è vita in questi biglietti. Il tratto semplice ed essenziale evoca il sapore di un lavoro artigianale fatto con cura, con lentezza e sapienza. Così ci sembra quasi di sentire gli odori e i sapori di questi mestieri che tanto hanno a che fare con un godimento olfattivo, tattile, visivo, uditivo e gustativo di cui da lavoratori veri serbiamo solo il ricordo e il forte desiderio. C’è chi assaggia biscotti, chi canta, chi “va a spasso”, chi cerca stelle cadenti o chi semplicemente cerca un materasso comodo per riposare. Emerge una voglia e un forte bisogno di corporeità in un mondo del lavoro fattosi sempre più immateriale e asettico. Questi biglietti sono spie in controluce del malessere di un’umanità che mettendo in produzione le proprie passioni, ponendo al centro del proprio quotidiano lavorativo la comunicazione e le relazioni tra cose e persone sta forse perdendo il filo di comunicazione con sé stessa e il senso di tutto questo lavorare. L’eccesso di astrazione e volatilità di questa società rischia di portare troppo lontano…..Ecco perché, come i biglietti da visita mostrano, quella presenza così forte di pance, di bocche, di nasi e di tutta quella corporeità che ci siamo lasciati alle spalle ma che ancora ribolle dentro di noi.
Con un pizzico di malizia e spirito fanciullesco Elisa Bertolotti tocca il cuore, in senso figurato e non, della questione e mostra dunque delicatamente un altro modo per stare al mondo, attingendo mani e piedi ai nostri desideri. Il suo lavoro ci ricorda nuovamente che nella creatività artistica possiamo trovare spunti per ricucire legami, anche solo acquarellati, tra l’immaginario e l’ordinario che troppo intelletto disincantato rischia di recidere.

Buone spasseggiate!
Caterina Satta

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Cocurucù

01:38

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Cocurucù
Biglietti da visita per mestieri immaginati
Da una serie di interviste sui mestieri desiderati, nasce una raccolta di biglietti da visita disegnati per mestieri immaginati. Un espediente giocoso per una dialettica tra lavori reali e inventati, abituali o fuori dal comune.

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Dove: Libraccio, viale Candiani 102, Milano

Quando: 22, 23, 24 e 27 aprile 2009 dalle 9 alle 19.00

Inaugurazione: martedì 21 aprile ore 17.30 con il catering sciamanico romagnolo di Denise Lombardi!

.* Cocurucù è all’interno delle iniziative del Fuorisalone 2009 e parte del circuito D.O.C. / Dergano Officina Creativa!

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Cocurucù

12:31

Martedì prossimo 21 aprile apre a Milano Cocurucù, una mostra di 4 giorni dedicata al progetto dei biglietti da visita per mestieri immaginati!

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Stabilianti concorsi a premi!

15:34

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In data odierna, si indicono due incredibili concorsi a premi!

* Concorso 1: disegno di carta da visita falsa per tuo mestiere immaginario. I partecipanti mi dovranno inviare una mail, con scritto: a) che mestiere vorrebbero fare, b) una descrizione sintetica  del lavoro immaginario, c) una descrizione di max 3 righe del mestiere/i che fa veramente. Tra un mese, si deciderà, con criteri assolutamente discutibili, il vincitore o vincitrice del Concorso, che potrà andare a dire in giro che fa una cosa che non esiste, visto che ha la businness card disegnata che lo attesta.

* Concorso 2: estrazione casuale dei nuovi biglietti della fortuna. Ah, qui è più facile. Le prime 5 persone che scriveranno nei commenti un numero da uno a 50 avranno, nei prossimi giorni, su questo blog, la fotografia del biglietto estratto!

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Se lo liberi muore

12:45

Domani finisce la mostra Oh, no!
E oggi, sabato 14 febbraio, ospitiamo in anteprima lo spettacolo di Valentina Colella e Michele Ardito

Se lo liberi Muore
Spettacolo in tre atti tra uomini, oggetti, oggetti umani ed uomini oggetto

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Due umani ed una marionetta, in un ciclico conflitto, giocato sulla relazione tra manipolatore e oggetto manipolato, tra l’ essere vivo e l’ essere morto, in cui ogni ruolo si fonde fino a staccarsi nuovamente, ma questa volta invertito: ciò che sembra essere si rivela non essere e ciò che sembra non essere in realtà é.
Si affermano e si negano due mondi che apparentemente sembrano paralleli ma che in realtà si intersecano, si fondono e si separano ancora.
Sarà il burattinaio a gestire i”suoi” umani?
La dolce fanciulla apparentemente esanime, dal volto ceruleo, gestisce in realta’ il proprio manipolatore ed il proprio musicante, fino a che questi, ribellandosi, capovolgeranno il ruolo, diventando questa volta manipolatori, per poi riprendere a vivere manipolati.
Un’altalena infinita tra essere, voler essere, volere che fosse e non essere affatto.
L’oggetto è vivo se è vivo il soggetto, ed il soggetto non vive senza dar vita all’oggetto stesso.

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Spazio Pervinca
viale Stelvio 52, Milano
14 febbraio 2009
h. 20

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La distribuzione dei biglietti

22:17

Questo è un gioco fatto negli anni alle feste da Maristella, Enzo, Ruggiero, e molti altri. Un biglietto da pescare con un disegno e dietro una frase sibillina, un avvertimento, un pensiero. Le frasi erano costruite per associazioni libere di idee. Molti si tenevano i biglietti per ricordo. Spesso ci trovavano qualcosa di quel che stavano pensando o passando in quel momento.

Per l’inaugurazione della mostra abbiamo deciso che sarebbe stata una strampalata svizzera con gli zoccoli rossi a distribuirli. Era un’occasione per parlare con le persone, per incontrarle. Sono successe cose interessanti, come sempre. C’è chi non voleva la carta pescata, ne prendeva un’altra e trovava un messaggio simile. Chi si stava per sposare e pescava carte di allegria e di amore. Chi stava pensando di emigrare e trovava una valigia, chi non ne poteva più del freddo e della nebbia padana e pescava una carta col mare in estate…

Ecco qui le ultime fatte:

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E alcune persone che mi hanno dato il permesso di essere fotografate e pubblicate:

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( tra i tacchi rossi e il profumo di vin brulè che dava alla testa, ho dovuto usare il flash, e le foto son quel che sono)

Ad un certo punto ho seminato la macchina e ho preferito godermi la festa :)

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***** Che profumo!

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